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Nata Per viaggiare?

Nata per viaggiare? Si credo proprio che sia così. Mi chiamo Maria Danila Onda e sono nata e cresciuta a Ceriana, un paese del ponente ligure e voglio raccontarvi come è nato il mio desiderio di viaggiare o meglio di volare.

Ero molto piccola e un’estate avevo notato delle strisce bianche che “camminavamo in cielo”, ne ero affascinata e, quando ne avvistavo una, restavo incantata a guardarla. Nata-per-viaggiare-striscia-che-cammina-in-cieloFu allora che qualcuno mi disse: “non sono strisce che camminano in cielo, è un aereo il cui motore lascia la striscia. Come fosse una specie di tubo di scappamento simile a quello delle macchine”. Questo era un grosso problema, non andavo ancora a scuola, non avevo mai visto degli aerei sui miei libri e non sapevo proprio cosa fossero.

A Ceriana, c’erano solo alcune macchine, biciclette e tricicli per i più piccoli, incluso il mio, oltre ovviamente il servizio di “corriera”. Ma verso i sei anni durante una gita a Nizza ho visto un aereo in fase di decollo e ho capito che dovevo salirci per vedere il mondo dall’alto: ero nata per viaggiare. Da quel momento ho imparato un sacco di cose sugli aerei e pensavo che sicuramente da grande me ne sarei comprata uno. Eventualmente, visto che a Ceriana non potevano atterrare, avrei potuto ripiegare su un elicottero. Dell’elicottero parlavo molto con mia nonna.Nata-per-viaggiare-aereo-cabina-di-pilotaggio

Come spesso accade le cose non sono andate proprio così ma vi assicuro che di viaggi aerei ne ho fatti tanti, specialmente negli anni 70 e 80, quando l’aereo non era ancora un mezzo di trasporto di massa.

Il mio primo volo è stato Nizza – Londra dove sono andata per studiare bene l’inglese che stava diventando la lingua per gli scambi internazionali. Sino ad allora era stato il francese la lingua predominante anche perché era usata in diplomazia.

Londra è stata sicuramente la svolta per la mia passione per i viaggi ma, è stato un soggiorno molto travagliato. Ero partita molto entusiasta e sicura di me: avevo già studiato inglese e quindi non vedevo particolari problemi per il mio adattamento. Avevo in tasca, una lettera della famiglia presso cui avrei soggiornato “Au-pair”, per poter entrare in nel Regno Unito. Per situazioni più complicate mi ero portata il grosso vocabolario d’inglese. La dura realtà è stata un vero colpo al cuore: per me una frase, non importa quanto lunga, suonava come un’unica parola.

Nata-per-viaggiare-Danila-Londra-giardino di casa

Ero depressa, cominciai a chiudermi in camera a piangere. Pensavo seriamente di tornarmene a casa. Mi salvarono le parole con cui mio zio mi aveva salutato: “Tua madre ti ha dato abbastanza soldi per tornare?” risposi “perché?” e lui “tempo una settimana e tu torni a casa”. Il mio orgoglio ebbe la meglio, mai gliela avrei data vinta! Fu così che m’imposi di resistere e, per ben otto mesi non sono tornata a casa, nessuno della mia famiglia è venuto a trovarmi, ho conseguito il diploma First Certificate in English e alla fine, come si sul dire, ero fluent in English.

Negli anni settanta questo ha fatto la differenza: mi si sono spalancate le porte del turismo, delle compagnie aeree e dei viaggi ed ho visto quanto è bella la terra dall’alto proprio come avevo sempre immaginato.

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