San Francisco e la Bay Area
Si avvicinava il giorno della mia partenza per la mitica San Francisco e la Bay Area. Il mio primo viaggio negli Stai Uniti e incontrai in Piazza Duomo la mia amica Alberta con il padre, CEO di una nota marca di elettrodomestici. Un uomo dal fare molto sbrigativo, sempre di fretta. Saputo che ero in partenza per San Francisco mi disse di non perdermi il miglior whisky sour del mondo al bar del Mark Hopkins Hotel che, dall’alto di Nob Hill, offriva anche una meravigliosa vista. Premetto che all’epoca si bevevano eccellenti whisky sour un po’ ovunque negli Stati Uniti. Però, effettivamente, sorseggiare un cocktail con la vista della baia credo sia, ancora oggi, un’esperienza che vale la pena di vivere (malgrado il costo!). Con questa chicca in più, ero ormai pronta alla traversata dell’atlantico.
Il viaggio verso San Francisco e la Bay Area via Toronto fu piuttosto lungo ma l’eccitazione era forte e, fu amore a prima vista. Dal momento in cui sono scesa dall’aero ho cominciato a guardarmi attorno sbalordita, tutto era all’avanguardia, le macchine erano almeno il doppio delle nostre, per pagare usavano le carte di credito, noi italiani viaggiavamo con contanti e con plafond valutario di 500.000 lire/250€. Ero ospite di una famiglia in una località chiamata Kensington poco sopra Berkeley. Una zona ai bordi di una foresta che, all’epoca non faceva neppure comune. Quello che saltava subito all’occhio era che tutto era pulitissimo: guai a buttare una cicca per terra. Le strade non prevedevano alcuna pulizia ma non ce n’era assolutamente bisogno. Gli animali selvatici che potevano trovarsi sulla strada avevano la precedenza. Gli unici malvisti erano le puzzole che, abbastanza sovente, entravano nei giardini e al primo abbaiare del cane, che tutti avevano, partiva la loro spruzzatina. A cui seguiva ovviamente il tormento di togliere l’odore al cane con delle storiche lavate.

Una delle cose che fece ridere di gusto tutta la famiglia che mi ospitava è che, mentre guardavamo una serie televisiva, da loro molto seguita, allo scattare della pubblicità, io mi sono alzata pensando che fosse finito l’episodio. Mi spiegarono poi che era solo l’interruzione pubblicitaria. Da noi c’era ancora il “Carosello”, segnale che per i bambini era l’ora di andare a dormire. I film o telefilm si vedevano senza interruzioni, massimo un po’ di pubblicità tra il primo e il secondo tempo.
Berkeley con la sua Università era un cittadina molto giovane, molto all’avanguardia, i sacchetti di plastica erano banditi, spesso nei quartieri si trovava un campo da tennis pubblico, per giocare bastava andare con racchette e palle e se il campo era libero si giocava. Niente liste, niente fees, niente abbigliamento particolare. L’importante era il rispetto: lasciare tutto in perfetto ordine. Chi era contro Nixon, ormai prossimo all’impeachment, metteva un cartello attaccato a un vetro della casa con sopra scritto “NIXON GO HOME”. Il messaggio era chiaro e la libertà di pensiero non era cosa astratta.

Io ero il solito pesce fuor d’acqua, vestita formalmente, capelli curati, scarpe e borse possibilmente abbinate. Si vedeva lontano un miglio che non frequentavo l’Università. Un giorno in cui mi ero imboscata per una lezione, pur seduta in alto, nell’angolo meno in vista, fui, all’ingresso in aula del Professore, immediatamente posta sotto torchio con domande tipo: da dove venivo, con chi ero, se ero di passaggio. Dopo questo piccolo interrogatorio mi permise di restare per quella lezione. Non capivo perché dessi così nell’occhio ma, come mi spiegarono in seguito nessuna ragazza si tagliava i capelli prima dei 40 anni e, secondo me, neppure i ragazzi. L’abbigliamento unisex di tipo trasandato, tracolle in tessuti colorati stile artigianato peruviano erano, anche quelle, bisex.
Spostarsi da Kensington a Berkeley era un problema, ci voleva la macchina, ma ogni famiglia ne aveva due o tre, quindi si trovava sempre un passaggio a Berkeley. Da lì arrivare a San Francisco era velocissimo con il BART (Bay Area Rapid Transit). Il tratto fino a Berkeley inaugurato nel 1969 passa sotto la baia. Una sola volta sul BART ho incontrato una ragazza molto carina e curata, classica bionda sportiva californiana di buona famiglia. Abbiamo fatto due chiacchere, lei aveva immediatamente capito che ero straniera.
Il trasporto a San Francisco con i Cable Car era ormai ridotto a poche corse ma, negli anni settanta, era ancora il mezzo preferito dagli abitanti di San Francisco. Su quei divertenti mezzi, tutti appesi mezzi dentro e mezzi fuori, spesso si incontravano personaggi veramente strani, li definirei alienati, non proprio strani come Monk della famosa serie televisiva, ma insomma, ben messi. Fu così che scoprii che la California era lo stato USA con il maggior numero di psicanalisti e io abitavo in casa del Presidente dell’Associazione Psicanalisti della California che teneva anche un corso, molto seguito, all’Università di Berkeley.

